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Nino Martini, Tenore e Gentiluomo
Era un giovane di bell' aspetto e un provetto cavallerizzo. Lavorò nei teatri più importanti del mondo, conobbe gli artisti più famosi. Nel dicembre del '76 mentre si aggirava tra le bancarelle di Santa Lucia in Bra fu colpito da infarto. Morì la notte stessa all' ospedale di Borgo Trento.

Dagli Stati Uniti partì il suo straordinario successo canoro e cinematografico In questi primi giorni di agosto ricorre il centenario della nascita di Nino Martini (7 agosto 1902). La nostra città sembra essersi finora scordata di questo suo illustre figlio, la cui gloria e notorietà ci sono pervenute tutte dagli Stati Uniti, luogo dei suoi strepitosi successi non solo canori, ma anche cinematografici. A Verona Martini fece ritorno nell'ottobre del '49 per un concerto benefico a favore del Fondo per la streptomicina e nel marzo del 1950, per una promessa al suo maestro, Giovanni Zenatello, con una recita di «Madama Butterfly» accanto a Rina Malatrasi. Furono le due uniche occasioni in cui il tenore poté cantare a Verona dopo il 1928, anno in cui Zenatello lo sentì per la prima volta e cominciò a proporgli importanti scritture: una serie di concerti in Francia ed in Belgio. Martini si presentò così nelle prime piazze di un certo prestigio: al Kursaal di Ostenda, più tardi a Parigi, Marsiglia, Nizza, Tolosa, Montecarlo e Londra, ottenendo subito successi strepitosi. Conobbe lì artisti lirici già affermati come Schipa, Lauri Volpi e Grace Moore, che sarà al suo fianco al Metropolitan ed in diverse produzioni fino alla tragica morte. Al suo ritorno in Italia, il mitico direttore Arturo Toscanini gli concesse un'audizione alla Scala, ma precedenti impegni non gli permisero di accettare l'offerta di far parte della compagnia del famoso teatro meneghino.

Nino Martini era un giovane aitante, di bell'aspetto, un provetto cavallerizzo per aver frequentato ancora fanciullo l'ampio recinto del campo fiera veronese, nei pressi della tomba di Giulietta. Furono qualità che un magnate della cinematografia americana, Jesse Lasky, notò subito assistendo ad uno dei suoi concerti. Lasky rimase talmente entusiasta dalla sua scoperta che il mattino seguente non esitò a sottoporgli un contratto per la Paramount Lasky Corporation.

Ad Hollywood (1 agosto 1929) il tenore veronese ebbe i suoi primi contatti col mondo del cinema. Interpretò infatti i film «Saluti da Hollywood», «Night in Venice», «Moonlight and Romance», «Clair de luna», «Cancion al fado» (tutti accanto a Rosita Moreno), «Paramount on Parade» (con Maurice Chevalier). Conobbe artisti già famosi, come Clara Bow, Dolores Del Rio ed il violinista Yehudi Menuhin, che lo invitò sovente a passare i fine settimana nella sua abitazione. Nel febbraio del '31 il tenore ritornò a New York dove cominciò a cantare per la radio, passò l'estate in Italia ed il 29 gennaio '32 debuttò a Filadelfia con la Scala Opera Company di quella città, nel «Rigoletto», accanto a Josephine Lucchese e John Charles Thomas. Il successo è così strepitoso che il pubblico, a gran voce, volle il bis della romanza "La donna è mobile" nonostante la rigorosa tradizione lo vietasse. Il bis viene concesso interrompendo una consuetudine considerata intoccabile.

Nel novembre del '32 Martini venne scritturato dalla Columbia Braodcasting Company, la più grande organizzazione radio americana, per conto della quale tenne due concerti alla settimana. In soli sei mesi accentrò su di sé l'attenzione di critici e del pubblico americano diventando uno dei personaggi allora più amati. La sua affermazione e la popolarità acquisite indussero Giulio Gatti Casazza, general manager della Metropolitan Oper di New York, a scritturarlo per la stagione 1933-'34. Per il contributo dato con la sua voce allo sviluppo della radio gli fu conferita, il 13 giugno 1933, la famosa Columbia Medail.

«Rigoletto» segnò poi il suo debutto al Metropolitan (28 dicembre 1933) a fianco di Lilly Pons, Giuseppe De Luca, Ezio Pinza e Gladys Swarthout. Un'opera che gli consentì di rimanere nel celebre teatro nuovayorchese per altri tredici anni, fino al 1946, dove interpretò pure «Lucia di Lamermoor», «Gianni Schicchi», «Bohème», «La Traviata», «Don Pasquale», «Linda di Chamonix», «La Rondine», «Il Barbiere di Siviglia».

Al suo fianco canteranno anche altri grossi calibri del momento: Lucrezia Bori, Vina Bovy, Licia Albanese, Bidu Sayao, Helen Jepson, Edith Fleischer, Lawrence Tibbet e Salvatore Baccaloni. Nel soggiorno di New York, Martini conobbe uomini politici illustri: Franklin Delano Roosevelt ed il sindaco Fiorello La Guardia. Più tardi anche il presidente Truman, grande amante della lirica ed il generale Eisenhower, del quale pubblicizzerà la campagna elettorale. Martini non tralasciò, nel frattempo, l'attività radiofonica e i suoi numerosi concerti. Ma venne scritturato una volta ancora per il cinema. Fu di nuovo Jesse Lasky a proporgli «Here's to Romance» (per l'Italia, Canto d'amore) e «The Gay Desperado» (Notti messicane) con Ida Lupino, Leo Carrillo e Misha Auer, girato nel deserto dell'Arizona. Un anno più tardi (1937) anche «Music for Madame» a fianco di Joan Fontaine. Compì un fortunoso, semiclandestino, quanto improvviso viaggio, a Verona, grazie alla scorta di quattro P 51 dell'aviazione americana, decollati da una base della Baviera dove stava completando alcuni concerti per le truppe alleate.

Nel 1946 Martini continuò la sua assidua attività concertistica. Questa volta con i teatri europei: lo Staatsoper di Vienna, in Danimarca, Svezia, Norvegia, ma è ormai stanco di viaggiare. Dopo essersi accompagnato a molti volti femminili del cinema americano (uno per tutti quello di Paulette Goddard, ex-moglie di Charlie Chaplin), contrae nel '47 matrimonio con Nancy Maloney e parte subito per Verona. L'attività artistica di Martini non è però del tutto terminata.

A Londra venne scritturato dalla Two Cities Films Ldt per la produzione di «Old night with you», rifacimento del film italiano «Fuga a due voci» con Gino Bechi ed Irasema Dilian, per la regia di Terence Young. In dicembre ritornò negli ospitali Stati Uniti per riprendere la serie di concerti e di recite operistiche che in qualche occasione portò fino in Sudafrica.

Nino Martini fu un uomo amabile, di grande gentilezza, di profonda generosità. In memoria dei genitori volle donare all'Ospedale infantile di Verona un'apparecchiatura simile al polmone d'acciaio, utilizzato specialmente per i bimbi colpiti dalla poliomielite. Non si dimenticò neppure della sua prima insegnante di canto, il soprano Lucia Crestani, costretta dall'indigenza in una casa di riposo per anziani. Il 9 dicembre del 1976, mentre si aggirava tra le bancherelle allestite per la festa di Santa. Lucia in piazza Bra, alla ricerca di doni per i bisnipoti, fu colpito da un primo infarto. Ricoverato al reparto cardiologico dell'Ospedale di Borgo Trento moriva però nella stessa notte per un secondo fatale attacco.


 

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